E' difficile trovare lucidita' nel momento in cui si deve fronteggiare una situazione critica; di fronte all'emergenza infatti e' consuetudine pensare ad un'adeguata reazione veloce che nell'istante possa ridurre i danni, dimenticando che, in genere, l'effetto che se ne trae risulta di limitata portata. Per addottare efficaci contromisure nelle situazioni gravi c'e' bisogno di freddezza e umilta', analizzando le cause e gli sbagli che hanno portato alla crisi e studiandone i rimedi da porre nel breve-medio periodo.
Supponiamo di voler analizzare la crisi nel settore immobiliare.
Lo sappiamo tutti che fino a qualche anno fa il comparto godeva di ottima salute, potendo contare su importanti guadagni che, paradossalmente, hanno influito sul sistema produttivo aumentandone la frammentazione della cosidetta filiera. Ognuno infatti poteva contare su ottimi profitti pur operando in una sorta di isolamento e spesso, invadendo sfere professionali di cui non ne possedeva le competenze, minando l'affidabilita' del prodotto e la propria credibilita'. Le conseguenze di questo sistema non solo comporta un basso livello di efficienza economico ma non riesce a contrastare le tante scelte impositive e sanzionatorie da parte delle pubbliche amministrazioni, creando di fatto notevoli discordanze tra cio' che si puo' fare e cio' che la clientela richiederebbe. Obbligo della produzione del DURC, futuro obbligo del DURT, sanzioni per mancato rispetto delle numerose regole di sicurezza nei cantieri, sanzioni pesanti per il riciclaggio di incasso di importi non giustificati, sanzioni per il mancato rispetto dell'esposizione negli annunci pubblicitari dei parametri energetici, obbligo pena nullita' di inserire nei contratti i parametri energetici, registrazione telematica dei contratti di locazione con infinite problematiche operative del sistema imposto dalle Agenzia delle Entrate, sono solo alcuni dei recenti obblighi posti a carico delle imprese del settore. Le associazioni di categoria, anch'esse frazionate, non riescono a porre alcuna barriera alle tendenze presenti e future di uno Stato alla disperata ricerca di finanziare un debito pubblico completamente fuori controllo. In tal contesto risultano sempre piu' problematiche le collaborazioni 'verticali' con operatori esterni ma comunque collegati al settore: assicurativi e bancari ad esempio hanno chiuso ad ogni possibile collaborazione instaurata fino a qualche anno fa con le imprese immobiliari, mentre amministratori condominiali, avvocati, geometri e artigiani vari si improvvisano esperti delle compravendite nei confronti di una clientela smarrita non in grado di percepire il servizio offerto dalle Agenzie Immobiliari.
Quale possibile via d'uscita a questa situazione ?
Io ritengo che l'unica possibilita' sia costituire delle realta' molto piu' connesse ed organizzate, valorizzando le singole professionalita' e favorendo i confronti tra le diverse realta' professionali. Possibilmente partendo proprio dalle Agenzie Immobiliari.
Chi e' del settore sa che le agenzie operano con micro strutture nelle quali, dovendo seguire le sempre maggiori problematiche amministrative ed organizzative, c'e' sempre meno tempo da dedicare a quello che dovrebbe essere il 'core businness': la compravendita immobiliare. All'interno dell'Agenzia infatti, non esiste piu' il solo contatto tra acquirente e venditore finalizzato alla chiususra dell'affare ma si espandono obbligatoriamente ai segmenti imposti dalla diligenza dell'Agente: rilievi catastali, difformita' urbanistiche, certificazioni tecniche, verifiche sulla proprieta', tipologia degli atti di provenienza, verifica dei pesi ed aggravi, il dettaglio delle problematiche condominiali, la tenuta dei registri antiricilaggio, le corrette procedure della privacy e, non ultimo, gestire le continue innovazioni fiscali e contabili. Il tutto in un panorama di incertezza di diritto nel quale, al momento della necessita', l'opera del mediatore diventa soggettivamente attaccabile da ogni sorta di cavillo o mancanza di prova certa. La stessa SCIA che dovrebbe autorizzare l'esercizio dell'attivita' fa riferimento ad una qualifica professionale certificata da un albo di fatto radiato dalla legge.
Il nuovo modello potrebbe ricalcare e sviluppare quello di alcune catene in franchising: costituire un'unita' organizzativa centrale in grado di seguire con competenza le numerose problematiche burocratiche ed occupandosi di gestire gli agenti associati che potranno disporre delle complete informazioni tecnico-commerciali degli immobili ed occuparsi di conseguenza di seguire i contatti con i clienti con maggior serenita', suggerendo al centro organizzativo le piu' adeguate iniziative di promozione pubblicitaria e discutere sulle considerazioni aggiornate dei valori di stima anche riferite ai riflessi del mercato. Una struttura organizzata che si porrebbe con sufficiente competenza nei confronti della clientela e dei rapporti collaborativi esterni. Insomma: un po di pulizia nel settore che andrebbe a vantaggio dell'efficienza e dell'immagine di questa preziosa attivita' professionale sempre meno riconosciuta.