L'ultimo rapporto dell'Agenza Delle Entrate riguardante l'Osservatorio Immobiliare riporta dati estremamente allarmanti: un calo del volume 'normalizzato' di compravendita nell'ultimo trimestre 2012 pari al 30% sulle abitazioni rispetto al 2011. In termini numerici vuol dire aver, perso rispetto al 2011, una fetta di invenduto pari a 26 miliardi di euro; e nel 2011 c'era gia' la crisi.
Questi numeri riportano oltre alla consueta realta' della crisi produttiva-occupazionale, una grande mancata occasione per lo Stato. Tutti noi sappiamo infatti quanto lo Stato percepisce nelle operazioni immobiliari: non solo in Tasse di Registro (7% senza le agevolazioni della prima casa), ma anche in sonori tributi per la cosidetta 'regolarizzazione' dell'immobile. Dall'adeguamento edilizio alle rispondenze delle sempre piu' stringenti norme urbanistiche, alle certificazioni energetiche, all'IVA sui primi ingressi. Oltra ai contributi IRPEF e IVA che i diversi operatori del settore devono corrispondere.
Rendere meno oppressivo il quadro normativo delle compravendite, vorrebbe dire anche offrire opportunita' di investimento a clienti esteri che, pur vedendo il nostro Paese con particolare interesse storico-culturale, interpretano con estrema perplessita' un investimento che, dato il complesso labirinto tecnico-fiscale, non solo presenta costi elevati ma anche possibili brutte sorprese negli anni successivi.
Da queste considerazioni sarebbe auspicabile un'inversione sulla rotta tenuta negli ultimi anni dalle diverse imposizioni fiscali e normative che si sono abbattuti sulla casa. Sul rilancio del settore Immobiliare ci guadagnerebbero tutti.
L'auspicio e' che queste considerazioni, peraltro largamente condivise, costituiscano un importante elemento di riflessione alle prossime decisioni del nuovo governo.