giovedì 19 dicembre 2013

NULLITA' DEI CONTRATTI

Ormai e' una situazione ricorrente: pur di dare consistenza ad impianti normativi di dubbia efficacia e grande dispendio strutturale, ci si e' abituati a giocherellare con le definizioni cardine dell'ordinamento giuridico. Come sappiamo la previsione di nullita' di un contratto viene a concretizzarsi per la mancanza di elementi essenziali ed accidentali. Nulla a che vedere con la dichiarazione di rispondenza degli impianti elettrici o dell'esistenza della certificazione energetica. 

Ce ne rendiamo conto: le disposizioni di cui sopra rispondono in parte a imposizioni europee ed in parte alle esigenze delle categorie professionali / artigiane coinvolte. Ma la mancanza di concretezza delle norme non possono riflettersi sull'abuso di strumenti inadeguati. Mi spiego: se l'immobile venduto non dispone di una certificazione di sicurezza dell'impianto elettrico, sarebbe stato logico istituire delle responsabilita' oggettive sul proprietario e non sull'immobile. Ovviamente l'effetto sarebbe stato meno 'impattante' della soluzione addottata che ha coinvolto una ben piu' ampia sfera di categorie professionali e generato un inutile sequenza di prese di posizioni che alla fine hanno decretato l'inconsistenza della previsione di nullita' contrattuale inzialmente addottata. Stesso copione per la certificazione energetica, le cui problematiche risentono in maniera aggintiva dei diversi orientamenti posti dalle Regioni che in parte ne amministrano il funzionamento.  Ed alla fine si e' pervenuti allo stesso risultato: modifica della nullita' in cambio di pesanti (e sproporzionate) sanzioni.

http://feedproxy.google.com/~r/pmi/n/~3/iYrqLx7ItJs/affitti-e-compravendite-multe-record-senza-ape.html
Mi chiedo se qualcuno valuta i costi di studi e procedure che non solo non hanno centrato il problema ma che hanno creato degli inutili blocchi e preoccupazioni ad un settore in continuo affanno. La sensazione e' quella che molte decisioni vengano prese a cuor leggero privileggiando aspetti economici immediati e sottovalutando importanti aspetti impattanti e funzionali. Insomma, si ripete quanto gia' constatato con le quote latte e con i vincoli della legge Tugnoli per la creazione dei posteggi di autovetture: applicazioni inefficaci e superficiali di prescrizioni europee nate con buoni auspici ma utilizzate per creare imporobabili interessi economici, sfuggendo ai concetti ispiratori delle norme.